Lutto condominiale (-3)

agosto 29, 2008

Ero a Bologna ieri notte.
Non sapevo dell’assassinio, finché tra le varie news superficiali, inutili, non becco questi cani vigliacchi, permettersi di scrivere certi commenti da chiodi.

Oggi vesto nero.
Lutto condominiale per Mohammaddin Abdl Le Fatah.

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Lassù, in alto

agosto 29, 2008

Ci sono posti che spaventano appena te li descrivono. Luoghi veri e al contempo immaginari, spalmati con patine di mistero tanto melmose, che hai paura di avvicinarti per non scivolarci dentro. I posti che servono a tenerti alla larga da qualcosa che qualcuno reputa pericoloso. Come la cantina del “BauBau” o il “tombino di Satana” (i nomi dipendono dagli amici di cortile che vi siete fatti) che ti inculcano di evitare come la peste, quando sei piccolo, forse solo per non farti male, o per non farti allontanare.

Poi ci sono luoghi paurosi davvero.

Ci sono gli scantinati delle vecchie case come questa, infossati come tombe con radici mozzate, dove la prima sensazione è quella di essere capitato in un pertugio infestato da spettri, mummie ed esseri striscianti che d’un tratto potrebbero schiudere gli occhi luminosi, come creature degli abissi, e fissarti con le loro lampadine accese che nell’abbaglio nascondono fauci e artigli. Alla fine può prevalere la paura di venire assassinato e seppellito direttamente nell’unico luogo dove i tuoi non verrebbero a celebrarti il funerale. Ma l’odore della muffa pungente fa diventare la morte un dato di fatto. Ti sembra all’improvviso di trovarti in una catacomba affollata di bare, sarcofaghi e cadaveri. E dopo il primo spavento, l’immaginazione si rimette il guinzaglio e ti senti in pace come in chiesa.

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Di ritorno

agosto 19, 2008

Quando sono tornato, Pia non c’era. Era in vacanza. Poi lunedì mattina è riapparsa.
Non volevo credere che anche le portinaie andassero in vacanza. Non quelle come lei, non le guardiane.
Invece eccola, rinfrescata, coi capelli bagnati e ravviati all’indietro, lucidi. Gli occhi spalancati e iniettati di verde gramigna, come sempre.

Mi chiede come mai non sono andato in vacanza e le rispondo che si sbaglia, ma di molto poco. Purtoppo.

Al suo posto, durante la sua assenza, c’erano altre due signore “bionde”. Come lei, dietro la portineria, o in avanscoperta sotto l’arco ingolfato di figuri loschi, marroncini o entrambe le cose. Che è la regola, di solito. Una è bionda tinta, l’altra talmente bianca in testa – e con labbra collassate per l’assenza denti – che non avrei saputo dire se in passato fosse stata un vero caschetto paglierino, ma vorrei pensare di sì.
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Burrasca

luglio 13, 2008

Quando il cielo scuote le sue nuvole, prima tutte le imposte dell’edificio sbattono come ondate di domino, poi senti il frinire delle maniglie serrarsi come un calendario d’avvento tedesco svuotato dei cioccolatini e chiuso di fretta fra gli accartocciamenti, per nasconderne i vuoti.

“Va piji e malattie”

luglio 8, 2008

Vederli fare e dire le stesse cose qui in cortile potrebbe essere spassoso.

Germania – Turchia

giugno 25, 2008

Sono senza tubo catodico ma vedo la tv lo stesso. io e tutto il vicinato.
La Turchia ha appena pareggiato con la crande germania. Lassù, fra i sobborghi teutonici, starà accadendo qualcosa di ben peggiore di 4 strilla, e non vorrei nemmeno pensare a quello che succede di preciso a berlino, nei quartieri turchi, dove il 31 dicembre 2005 venni accolto da un gruppetto di bambini usciti da un turkish delicatessen e che feseggiava l’anno nuovo sparandoci addosso petardi sibilanti.

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Licantropi

giugno 8, 2008

Io le guardo spesso che scendono le scale. guardo le gonne dei viados dal piano di sotto, ma soprattutto le mani gonfie dei magrebini che contrattano con gli italiani sudati e tirati. che parlano come se fossero amici di scuola. Quando salgo la prima rampa facendo slalom tra pezzi di carne rancida lasciati ai gatti e lattine accartocciate, affaccio lo sguardo sul primo edificio e seguo tutti gli svolazzi dei panni umidi, gli archi grumosi che sembrano sciogliersi, le persiane malmesse e gli scorci di letti a castello scricchiolanti. mi sento a costantinopoli, in un’epoca passata, con gente che c’è già stata perché in qualche modo antica, e che allo stesso tempo riflette tutto il futuro, il dopo-italia, la babele che aspetta solo il giorno per spandersi in città.

Questo è un luogo altro, non solo perchè estraneo al paesaggio urbano del centro di milano, ma perchè qui si vive in un archetipo. un concetto predeterminato di passaggio a qualcosa. la tensione del cambiamento la vedi nei vecchi mobili ammassatti ogni giorno in cortile. nella classe dirigente che viene succhiare di notte il latte bianco dai neo proletari.
qui sono passati tutti e nessuno. dove nessuno sono le persone che con coraggio fanno la loro passerella veloci come ombre.
Le due stecche di edicifi si parlano tutti giorni e tutte le notti, fanno vedetta, puntano il cortile quando sembrano non considerarlo e coprirlo con parole di un altro alfabeto e universo.

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L’acqua, prima di tutto

giugno 7, 2008

Il primo giorno che gli parlo, il proprietario di casa mi dice: «qui dentro ci sono 213 monolocali, c’è a chi è andata peggio di lei».
Mi chiedo cosa voglia dire, il mio appartamento è un piccolo santuario rispettabile e ha una certa grazia.

© striatic

Poi prende la bolletta delle spese condominiali e si ferma sui numeri dell’acqua. Facciamo tre calcoli sui consumi e il proprietario (nonché amministratore) dello stabile continua: «Con questi dati sull’acqua, qui dentro ci saranno grosso modo mille persone». Io conto sulle dita, faccio semplici operazioni. 1000 persone : 213 monolocali = 4, quasi 5.
Io vivo da solo nel mio monolocale, nel resto dell’abitato ho intravito altri inquietanti personaggi che vivono in solitaria. Ma negli altri? 5 o 6 desperados ad appartamento.
Inizio a pensare che una formica regina nera covi qui, da qualche parte, forse nell’unico spazio più grande di un bilocale in viale Bligny 42, piccole larve d’uomo con la pelle olivastra.

samba!

giugno 7, 2008

non riesco a dormire. sono le 4 passate, è uno di quei momenti in cui vorresti ripristinare la monarchia assoluta, la pena di morte per sodomia e lo ius prime noctis sadomaso sui travestiti che ti abitano di fianco e adorano i festini carnevaleschi notturni.

Il giaguaro

giugno 7, 2008

i fox terrier. predatori nani, potenti come gazzelle da giardino. s’infilano nelle buche delle colline inglesi (terrier) e quando scovano la volpe (fox), la acchiappano per la collottola e le fanno fare crac. guardando le loro zampette monche, potrei sentirmi anche io un po’ terrier e un po’ meno fox.
c’era un film demente, con Cameron Diaz: un esemplare si catapultava d’un tratto fuori da una finestra, con un propulsione da grillo. ma nessuno ti raccontava che fine faceva. c’era anche uno spot della bud, dove FT balzava da terra e addentava gli zebedei di un tipo con tanto di effetto sonoro sinistro. preferisco ricordare il loro passato più gloriosoche li vede come piccoli operai affaccendati a procurare le pellicce alle corti nobili britanniche. ora, nella stessa nazione, i maledetti li hanno ridotti a questo:

oggi, all’incrocio via vittadini-viale bligny, lo vedo, il mio quadrupede preferito. lo rimiro un po’meglio e mi dico no, non può essere lui. scende da un’auto jaguar. io che lo pensavo una modesta creatura senza vizi idioti e invece eccolo che zampetta fuori con un’aristocrazia da barboncino.
si crepa il mito del guizzo muscolare da cacciatore, scordo le parabole da astronauta canino. al guinzaglio lo tiene un tale brizzolato, alto, aria da stronzo col diametro di un baobab. il tizio si becca palate di soldi per aver schiacciato il papa sotto un meteorite.
vive al piano sopra di me.
e per pisciare il cane usa il giaguaro.
era meglio quando si stava peggio.
e c’erano le volpi invece dei giaguari.