Archive for the ‘twilight zone’ Category

Astrologia e caffeina

agosto 25, 2009

ricomincio1

Un altro tentativo prima di scendere dal letto e mettere su il caffè. Un’altra prova che va vuoto.
Sono ancora sdraiato, in orbita tra lenzuola che sembrano più lunghe degli anelli di Saturno. Non vedo via d’uscita tra il bianco del mio letto che nel buio della stanza riluce un opaco bagliore, proveniente da sotto la porta. Sento il mio corpo palpitare, gettare effluvi di sudore e tossine. Immagino sotto la mia schiena lucida, sul materasso, tante sindoni impresse dai liquidi corporei danzare al ritmo delle mie pulsazioni.
La luce sotto la finestra scorre sottile come una lama in cerca di gole, odora di pesce, birra e spazzatura lasciata marcire da giorni sul pianerottolo. Immagino tante piccole figure danzare dentro quella luce, farsi una doccia di miasmi nauseabondi e proiettare le loro ombre in movimento sulle mie lenzuola. Ora ballano, ora sollevano bottiglie di birra a semiarco nell’aria, gozzovigliano e versano liquami neri nei loro gargarozzi assetati.
La mia vicina di appartamento chiude così la sua notte di lavoro, corrispondente all’inizio del mio giorno che non vedrò dalle mie pupille, ma attraverso un velo di bianco torpore.
Mi alzo, lo faccio sul serio. Non sopporto l’idea che ballerini tarchiati, affamati d’ombra e sudore altrui mi si attorciglino lungo gli arti, risucchiando le mie ultime forze. Resta solo la volontà di alzarmi. Prima che lo faccia il mio istinto omicida.
Delle leggere vibrazioni serpeggiano da sotto la porta e si sparpagliano nella stanza quando spalanco la finestra e mando un sonoro “vaffanculo” al freddo mattino primaverile. Sbaglio direzione, dovevo farlo dal verso della porta, dopo averla aperta: ruotare a ore 2 e, attraversato il pianerottolo per un metro appena, bussare alla porta della vicina. Poi urlare: “Affanculo puttana!” Ma il verso mi esce come catarro, prima del dovuto. Sicché credo di non avere le energie per ripeterlo. L’insulto non arriva né mai verrà ascoltato dall’alacre vicina di casa. Come una nuvoletta di vapore che si congela nell’aria fredda. Non avevo mai assistito a un festino in dialetto peruviano, tantomeno avevo mai avuto l’onore di trovarmelo nel monolocale di fianco. Il mal di testa mi esce con una lacrima rossa dagli occhi, quando sento qualcosa di turgido, granuloso, spuntarmi sotto la mandibola, all’attaccatura con il muscolo collo.

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Roomspotting / Parte II

novembre 2, 2008

Una stiva morta, il pavimento scivoloso. Non vedo pareti né porte. Da qualche parte una banda di ratti si sta saziando con sostanze frolle. Forse budella. Forse il mio cervello che va in poltiglia. Il rumore delle loro fauci non mi esce dalle orecchie, vibra nei timpani e cola dentro, pece appiccicosa.

Dov’è Mohammed? Dov’è il cadavere che cammina? (more…)

Anima, vattene

settembre 1, 2008

Arabi e sudamericani non sono mai andati d’accordo qui dentro. Nessun punto di contatto anche se esistono degli snodi dove non puoi evitare una certa forma di “aggancio”. Il cortile, il portone d’ingresso duro da smuovere come un macigno sepolcrale, e poi le scale. Qui loro non si guardano nemmeno in faccia. La presenza di pochissime famiglie peggiora la situazione. Quando c’erano bambini che aggiungevano gli schiamazzi alle voci che rimbalzano da stecca a stecca, capitava che i gruppi entrassero in contatto più o meno diretto. Ora, tutti questi giovani adulti africani, stanchi, smaniosi, clandestini con occupazioni più o meno illecite, al loro primo approdo italiano, hanno l’odore della carne rossa e frolla che aspetta la piastra bollente.

Gli arabi si incontrano sui ballatoi, parlottano e puntano gli occhi sul cortile. Commentano e sputano semi di zucca. Scendono come se ci fossero alberi che perdono le foglie secche. I sudamericani preferiscono invece trovarsi nelle stanze, anche a notte fonda, ascoltare musica latina, cucinare in compagnia un piatto fritto, unto, puzzolente. Soprattutto adorano fare baccano. E ubriacarsi. Ma quando alzano quel gomito, lo fanno ridendo.

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Lutto condominiale (-3)

agosto 29, 2008

Ero a Bologna ieri notte.
Non sapevo dell’assassinio, finché tra le varie news superficiali, inutili, non becco questi cani vigliacchi, permettersi di scrivere certi commenti da chiodi.

Oggi vesto nero.
Lutto condominiale per Mohammaddin Abdl Le Fatah.

Germania – Turchia

giugno 25, 2008

Sono senza tubo catodico ma vedo la tv lo stesso. io e tutto il vicinato.
La Turchia ha appena pareggiato con la crande germania. Lassù, fra i sobborghi teutonici, starà accadendo qualcosa di ben peggiore di 4 strilla, e non vorrei nemmeno pensare a quello che succede di preciso a berlino, nei quartieri turchi, dove il 31 dicembre 2005 venni accolto da un gruppetto di bambini usciti da un turkish delicatessen e che feseggiava l’anno nuovo sparandoci addosso petardi sibilanti.

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Licantropi

giugno 8, 2008

Io le guardo spesso che scendono le scale. guardo le gonne dei viados dal piano di sotto, ma soprattutto le mani gonfie dei magrebini che contrattano con gli italiani sudati e tirati. che parlano come se fossero amici di scuola. Quando salgo la prima rampa facendo slalom tra pezzi di carne rancida lasciati ai gatti e lattine accartocciate, affaccio lo sguardo sul primo edificio e seguo tutti gli svolazzi dei panni umidi, gli archi grumosi che sembrano sciogliersi, le persiane malmesse e gli scorci di letti a castello scricchiolanti. mi sento a costantinopoli, in un’epoca passata, con gente che c’è già stata perché in qualche modo antica, e che allo stesso tempo riflette tutto il futuro, il dopo-italia, la babele che aspetta solo il giorno per spandersi in città.

Questo è un luogo altro, non solo perchè estraneo al paesaggio urbano del centro di milano, ma perchè qui si vive in un archetipo. un concetto predeterminato di passaggio a qualcosa. la tensione del cambiamento la vedi nei vecchi mobili ammassatti ogni giorno in cortile. nella classe dirigente che viene succhiare di notte il latte bianco dai neo proletari.
qui sono passati tutti e nessuno. dove nessuno sono le persone che con coraggio fanno la loro passerella veloci come ombre.
Le due stecche di edicifi si parlano tutti giorni e tutte le notti, fanno vedetta, puntano il cortile quando sembrano non considerarlo e coprirlo con parole di un altro alfabeto e universo.

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samba!

giugno 7, 2008

non riesco a dormire. sono le 4 passate, è uno di quei momenti in cui vorresti ripristinare la monarchia assoluta, la pena di morte per sodomia e lo ius prime noctis sadomaso sui travestiti che ti abitano di fianco e adorano i festini carnevaleschi notturni.