Roomspotting / Parte I

Qui Falafel, dalla “stanza del non ritorno”. Sta succedendo una cosa assurda. Mi hanno catturato nel sonno o meno probabilmente, sono nel bel mezzo di un incubo. Adosso ho il pigiama con cui dormivo e una sola ciabatta. Mi sento come se un ferro da stiro grande come un motoscafo mi avesse premuto contro un materasso per ore.

Non è la prima volta che mi trovo in questo luogo. E’ buio, c’è tanta umidità e intorno a me sento rumori di zampe d’insetto, antenne che vibrano e un vermicolare continuo, come di gelatina e squame guizzanti. Non so per colpa di chi o perchè diavolo sono capitato qua dentro. L’unica porta davanti a me è chiusa a chiave. Ho già provato a forzare la maniglia più volte, ma nulla. Non riesco a sfondarla, mi sento un perfetto rammollito, come in quei sogni dove la voglia di urlare viene soffocata nella gola. Una luce fioca sottolinea gli infissi dell’ingresso e trascina l’odore di marcio dal ballatoio.
Vorrei scappare, quando dal soffitto sento un qualcosa friggere, poi un blip che annuncia l’accensione di una luce al neon. La lampada iniza a ronzare, è più volte sul punto di morire ma all’improvviso, il vermicolio d’insetti si dissolve e tutto cambia. La luce è così forte che non riesco a vedere le pareti della stanza, sempre che ci siano davvero. Sotto la lampadina che starnutisce c’è un letto, un cuscino e delle lenzuola bianche accuratamente rimboccate. Alle estremità spuntano delle cinghie per fermare mani e piedi. Vedo la lampadina scendere sempre di più dal soffitto, un filo lungo che cala e si ferma a mezzo metro sopra il cuscino. Non resisto, mi avvicino al letto poi mi sdraio e lego polsi e caviglie, come narcotizzato. Le fisso e resto completamente fermo. Poi guardo la luce sopra di me e mi accorgo di aver fatto una delle mie solite cazzate.
Ho la sensazione che qualcuno voglia fare di me una fotocopia, clonarmi sul posto, oppure sedarmi per strappare qualche organo dal mio ventre per venderlo sul mercato. E invece la luce si spegne e io mi sendo sprofondare nel vuoto.

* * *

Quando riapro gli occhi, davanti al capezzale del mio letto c’è Mohammaddin Abdl Le Fatah, che mi fissa come mio nonno quando mi sveglia dall’anestesia dopo l’operazione di appendicite.
Siamo in un’altra stanza. La stanza dove abitava lui. C’è anche suo fratello ma sta dormendo in un letto, tutto accartocciato su se stesso, vestito da lavoro, i pantaloni imbrattati di calce, i capelli di stucco. Sento l’odore acre del suo sudore rappreso. Deve essere stata una giornata faticosa.
Mohammed mi guarda dritto negli occhi e credo voglia parlarmi.

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4 Risposte to “Roomspotting / Parte I”

  1. Lor Says:

    Complimenti per il blog, molto bello, soprattutto suggestivo (ma sarà perchè conosco la zona da millenni e Bligny 42 è sempre stato un non-luogo da cui non si poteva prescindere 🙂 ).
    Però devi ancora farci un post sul ragazzo più o meno punkabbestia che vive dietro al palazzo. Ti consiglio di raccogliere info sulla pulizia (da parte sua, infatti sono sempre meno convinto che sia un vero punkabbestia) del coperto del serraglio ieri pomeriggio… un florilegio di bestemmie che ha ravvivato il quartiere per un’oretta ehehe.
    Complimenti ancora e buon Bligny42.

  2. falafel Says:

    grazie lor, se mi spieghi meglio inquadro questo personaggio. così non ho capito molto, ciao.

  3. Lor Says:

    Credevo fosse una piccola celebrità del vostro stabile, ma probabilmente rientra nella norma 🙂 Sul retro del palazzo , oltre il quale c’è il muro e poi i palazzi che danno su Salasco, c’è una specie di serraglio coperto con la plastica verde. Lì ci vive un ragazzo (credo che sia un ragazzo, dalla voce mi pare giovane) con due cani (pitbull? mah… chi lo sa), capelli rasati, sarà 1 metro e 80. Se l’hai visto lo riconosci, perchè è pieno di tatuaggi.
    Beh, diciamo che è un personaggione per noi che stiam sul retro, perchè sta sempre a parlare coi cani, bestemmiare coi cani, parlare al telefono a livelli altissimi raccontando a tutti la propria vita, e ogni tanto si esibisce in scene incredibili come, appunto, la pulizia del serraglio/cortile del palazzo, con lui che poveretto faceva una fatica boia, quelli che stavano ai piani superiori che imperterriti gettavano immondizia dalla finestra e una vecchia che affacciata al primo piano, invece di dargli una mano, gli diceva “oh ma che bravo che sei…” mentre l’altro pronunciava epiteti irripetibili nei confronti degli inquilini di sopra. Non ti dico noi stavamo a piangere dall’ilarità della situazione!
    Per quello ti dico, se l’hai visto sai sicuramente chi è! Ma d’altronde non oso immaginare che altro ci sia nei meandri del palazzo 🙂

  4. Luca De Vito Says:

    Ciao, ho letto il tuo blog e lo trovo bellissimo. Io sono un giornalista (scrivo per Repubblica Milano e collaboro per altre testate), e mi piacerebbe raccontare questo microcosmo. Se hai voglia di parlarne scrivimi a ldv32@yahoo.it

    Ciao e ancora complimenti

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