Anima, vattene

Arabi e sudamericani non sono mai andati d’accordo qui dentro. Nessun punto di contatto anche se esistono degli snodi dove non puoi evitare una certa forma di “aggancio”. Il cortile, il portone d’ingresso duro da smuovere come un macigno sepolcrale, e poi le scale. Qui loro non si guardano nemmeno in faccia. La presenza di pochissime famiglie peggiora la situazione. Quando c’erano bambini che aggiungevano gli schiamazzi alle voci che rimbalzano da stecca a stecca, capitava che i gruppi entrassero in contatto più o meno diretto. Ora, tutti questi giovani adulti africani, stanchi, smaniosi, clandestini con occupazioni più o meno illecite, al loro primo approdo italiano, hanno l’odore della carne rossa e frolla che aspetta la piastra bollente.

Gli arabi si incontrano sui ballatoi, parlottano e puntano gli occhi sul cortile. Commentano e sputano semi di zucca. Scendono come se ci fossero alberi che perdono le foglie secche. I sudamericani preferiscono invece trovarsi nelle stanze, anche a notte fonda, ascoltare musica latina, cucinare in compagnia un piatto fritto, unto, puzzolente. Soprattutto adorano fare baccano. E ubriacarsi. Ma quando alzano quel gomito, lo fanno ridendo.


Anche gli arabi si ubriacano. Anche gli arabi adorano fare baccano. Ma gli piace farlo all’aria aperta. E con più molestia.

Pia m’ha detto che a Mohammaddin Abdl Le Fatah piaceva conversare. Veniva spesso nel ballatoio vicino al mio appartamento per chiacchierare con una delle poche famiglie di giovani egiziani che abitano lo stabile. Gli piaceva vestirsi di bianco, vestiva sobrio e classico come gli egiziani di casa sua, e a quanto dicono era una persona molto cordiale.

La ragione esatta per cui è morto non l’ha spifferata nessuno. Da quel che dice Pia, la ragione sembrerebbe molto più banale di quanto si possa sospettare. E’ venerdì sera, ore 22 circa. Il cortile somiglia a un suk di El Cairo in pieno giorno. C’è chi ha bevuto troppo che impesta i corridoi più del detersivo sporco che sgocciola dal quinto piano. Abdl, che sta fuori a cianciare non si decide a tornare in casa. Qualcuno lo chiama per tornare dentro. Sono il fratello e il cugino che abitano – insieme tutti e tre – lo stesso monolocale di 24 metri quadrati. Lui è ancora fermo sul ballatoio che discute animatamente con il suo assassino. Lo richiamano ancora e ancora. Finché c’è una reazione violenta. Scendono dalle scale per riportarlo in camera. Arrivati nel cortile scoppia un parapaglia assurdo. Chi è ubriaco trova pane per i suoi denti, chi invece cerca di salvare l’amico o il parente, trova solo dei mastini imbizzarrati e confusione. E’ una rissa interna tra arabi, tra egiziani arabi. Sono circa in venti. Abdl si ritrova un pugnale infilzato nel petto più volte. Un colpo raggiunge il cuore.

Abdl detto Randy, regolare immigrato passato da un paese delle banane ad un altro, muore alle nove di mattina del sabato seguente. Cose che possono succedere davanti a qualsiasi discoteca milanese affollata da bocconiani per bene, dentro qualsiasi casa italiana. Aprite un giornale e cercate. Qui c’è l’ingrediente della clandestinità, c’è il degrado, lo spaccio e molti emarginati. C’è una situazione insostenibile provocata dall’inamovibilità dei ristoratori inclusi nello stabile. Per colpa loro non si buole procedere alla ristrutturazione. Ci sono le forze dell’ordine che non chiudono stanze lasciate vuote dove ladruncoli e spacciatori possono infilarsi senza difficoltà, malgrado ordinanze del tribunale in merito.
Così per qualcuno è facile sganciare altra merda sulla latrina.

Dicevo che ai sudamericani gli arabi non piaciono. E viceversa. Volevo dire anche che ai sudamericani piaciono le energie positive, il movimento liberatorio. Il ballo. Chissà, sarà il tripudio vibrante della foresta Amazzonica il rombo del Rio che ha plasmato il dna di alcuni. Forse anche per questo qui sono rimasti in pochi. I sudamericani hanno allestito un piccolo altarino in mezzo al cortile, sopra i segni del ritrovamento del cadavere e mentre i Carabinieri rastrellavano e identificavano 400 inquilini.

Ci sono fiori e lumini sopra un tavolino. Davanti, una donna massiccia protegge l’altare.
Credono che aiuti l’anima a lasciare questo luogo. Diamogli una mano.

Ciao.

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