Licantropi

Io le guardo spesso che scendono le scale. guardo le gonne dei viados dal piano di sotto, ma soprattutto le mani gonfie dei magrebini che contrattano con gli italiani sudati e tirati. che parlano come se fossero amici di scuola. Quando salgo la prima rampa facendo slalom tra pezzi di carne rancida lasciati ai gatti e lattine accartocciate, affaccio lo sguardo sul primo edificio e seguo tutti gli svolazzi dei panni umidi, gli archi grumosi che sembrano sciogliersi, le persiane malmesse e gli scorci di letti a castello scricchiolanti. mi sento a costantinopoli, in un’epoca passata, con gente che c’è già stata perché in qualche modo antica, e che allo stesso tempo riflette tutto il futuro, il dopo-italia, la babele che aspetta solo il giorno per spandersi in città.

Questo è un luogo altro, non solo perchè estraneo al paesaggio urbano del centro di milano, ma perchè qui si vive in un archetipo. un concetto predeterminato di passaggio a qualcosa. la tensione del cambiamento la vedi nei vecchi mobili ammassatti ogni giorno in cortile. nella classe dirigente che viene succhiare di notte il latte bianco dai neo proletari.
qui sono passati tutti e nessuno. dove nessuno sono le persone che con coraggio fanno la loro passerella veloci come ombre.
Le due stecche di edicifi si parlano tutti giorni e tutte le notti, fanno vedetta, puntano il cortile quando sembrano non considerarlo e coprirlo con parole di un altro alfabeto e universo.


ieri due ragazze biondissime aspettano qualcuno all’ingresso. non c’entrano nulla col locale patinato sulla sinistra, hanno più classe. aspettano qualcuno che gli “apra la porta”. io entro e annusando l’aria sento un sorriso nel loro profumo. mi seguono a ruota, con naturalezza, ridacchiano e parlottano mentre attraversiamo il primo arco quadrato, la portineria e infine il cortile. forse mi hanno scambiato per qualcun altro. mi seguono ancora
Poi i gli uomini lupo le accolgono con un’eleganza che non avrei pensato:

“finalmente è spuntata la luna”.
le ragazze cominciano a ridere, lusingate come possono esserlo solo le puttane.
“due lune, due. c’è gatta con tutti occhi aperti”.
una frase che si capisce anche in questo italiano.

io li lascio, non mi giro a guardarle, le sento chiacchierare mentre fanno shopping notturno. poi c’è un rumore di chiavi, quello che i magrebini usano per le transizioni. Il portachiavi è una palla rossa, che si apre svitandola, e tirandoselo dal primo parapetto al cortile e viceversa, permette lo scambio.
sento lo sferraglio 4 volte.

1. metti i soldi.
2. prenditi questi soldi.
3. prenditi il pezzo.
4. riprenditi le chiavi.

poi controllo di non essere seguito, le risate delle donne di paglia sono coperte dai discorsi che suonano come geroglifici delle tombe egizie.
entro a casa col mal di testa e la riguardo. che luna.
color latte, un bicchiere d’aspirina visto dall’alto.

Annunci

2 Risposte to “Licantropi”

  1. Anton Says:

    ciao. abiti ancora qui? io ci vivo da un anno e mezzo

    beviamoci un caffé

  2. Luca Says:

    Ciao, avrei bisogno di qualche info da parte di qualcuno che ne sa.
    La mai mail è milano24@gmail.com
    Ti sarei grato se mi ricontattassi.
    Luca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: